Corte dei Conti: sulle pensioni serve normalità.

Sulle pensioni serve normalità. E’ un’ affermazione della Corte dei Conti. Un’ affermazione che fa pensare perché se serve normalità va da se affermare l’ opposto: la normalità per i pensionati non c’è.

Non è normale non poter fare legittimo affidamento sulla propria retribuzione differita.

Non è normale che per ogni manovra di governo cambino le regole del gioco ed i pensionati si trovino costretti a riequilibrare il proprio tenore di vita sulla base di un taglio o di un blocco che modifica l’ importo della loro pensione.

Non è normale avere una sola costante: il pensionato come principale protagonista e finanziatore delle coperture cercate dai vari governi che si susseguono per le loro manovre economiche, senza aver voce in capitolo. Una non normalità che diventa strutturale come fenomeno ( il DECENNIO DI BLOCCO DELLA RIVALUTAZIONE ne è un esempio) ma senza soluzione di continuità nel “quantum”.

 Afferma la Corte dei Conti per voce del Presidente: «si muovono invece nella logica del non ordinario non soltanto Quota 100, ma anche misure come la modifica del meccanismo di perequazione ai prezzi, il contributo, per l’appunto straordinario, sui trattamenti di importo elevato, i tempi per la corresponsione del TFR/TFS nel pubblico impiego, il divieto di cumulo con altri redditi da lavoro, e così via».

Ed invoca una misura di intervento che renda strutturale la normativa e metta nella normalità i pensionati. Andrebbe creato «un quadro di certezza e stabilità normativa. Un quadro che dovrebbe essere in grado di offrire una `sostenibile normalità´ alle nuove generazioni, ai lavoratori più anziani, alle imprese, agli investitori internazionali interessati ad avviare attività economiche nel nostro Paese per i cui piani industriali rileva la prospettiva degli oneri sociali» anche nell’ ottica di “un corretto bilanciamento delle esigenze delle generazioni presenti e di quelle future». 

La soluzione offerta?  Una riforma «strutturale e permanente, più neutra dal punto di vista dell’equità tra coorti di pensionati e tale da preservare gli equilibri e la sostenibilità di lungo termine del sistema. Qualunque scelta pone un problema di cassa non indifferente, ma una `correzione attuariale´ della componente retributiva dell’assegno, in caso di pensioni `miste´, non comporterebbe la creazione di debito pensionistico implicito».

Non è normale quello che da dieci anni viene fatto alle tasche dei pensionati . Ed ufficializzarlo come strutturale ( ammettendolo già in via ufficiosa) non può essere la soluzione.

Lo staff di rimborsopensioni.it

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2019-05-30T01:10:28+02:0030 Maggio 2019|News|