Professionisti a riposo? Niente tagli alle pensioni

Si sa, la legge di Bilancio impone tagli e la legge approvata per il 2019 ha in programma anche il taglio alle pensioni. Non una novità del resto, lo strumento del taglio alle pensioni è stato più volte usato anche negli scorsi anni. Per il 2019 i tagli alle pensioni potranno arrivare fino al 40% per chi percepisce una pensione oltre i 500 mila euro annui. Li chiamano e li abbiamo sempre chiamati tagli ma il vero nome è contributo di solidarietà, un contributo dalla durata quinquennale che scende al 15% per chi percepisce oltre 100 mila euro annui e fino a 130 mila, per salire al 25% tra 130 e 200 mila euro annui, al 30 dai 200 ai 350 mila euro, al 35% da 350 a 500 mila euro, del 40% oltre 500 mila euro.

Si sa, la legge di Bilancio impone tagli e la legge approvata per il 2019 ha in programma anche il taglio alla rivalutazione degli assegni pensionistici che colpiranno il recupero inflattivo (1,1%), partendo da un 3% di limatura per chi percepisce più di 1539 euro lordi mensili, tre volte il minimo Inps, per salire al 60% per chi prende oltre 4566 euro/mese.

Si sa, la Legge di Bilancio impone vita dura ai pensionati e la legge approvata per il 2019 ha in programma un nuovo sacrificio economico più o meno per tutti i pensionati, certo in misura proporzionale ma tagli e blocchi quinquennali riguarderanno la maggioranza dei pensionati Inps. Secondo Enpam (l’ente pensionistico di medici e dentisti) tali misure si applicheranno alle pensioni di  ex dipendenti pubblici e privati, autonomi (commercianti, artigiani e coltivatori diretti), lavoratori dello spettacolo, iscritti a Casse previdenziali delle ex banche pubbliche e gestione separata Inps ma come afferma Alberto Oliveti (Presidente Enpam e delle casse private Adepp): “i tagli certo non si applicano alle Casse dei professionisti” Continua 0liveti, in una serie di dichiarazioni riportate dalla rivista di settore Doctor33: “questi accantonamenti sono destinati a creare una provvista per fronteggiare i maggiori costi dovuti a Quota 100, che è di esclusiva competenza Inps, non si vede come si potrebbero prendere legittimamente risorse da altre parti” Si riaffaccia così sul panorama delle pensioni la sentenza 7/ 2017 della Corte costituzionale che ha dichiarato illegittimo il riversamento di denaro allo Stato da parte delle Casse di previdenza private per effetto dei tagli imposti dalla spending review. La Consulta ha richiamato e applicato a favore dei professionisti il principio della ragionevolezza dell’art  38 della Costituzione, facendo salvo il diritto al legittimo affidamento dei contribuenti sui fondi per le prestazioni previdenziali rispetto alle esigenze di Bilancio dello Stato. Altra sentenza  che ha fatto molto discutere e che con questo nuovo quinquennio di tagli programmati alle pensioni verrà sicuramente tirata in ballo più volte è la sentenza della Corte Costituzionale, la 173 del 2016, la quale ha dichiarato legittimi questi prelievi se fatti a scopo di riequilibrio del sistema previdenziale e di equità tra generazioni e assolutamente non legittimi se fatti a titolo di prelievo fiscale generalizzato. Ultime sentenze in ordine di tempo sono quelle della Cassazione ( l’ultima è la n.423/19) che ribadiscono ogni volta come i prelievi siano illegittimi se introdotti dalle casse privatizzate poiché diventano strumento arbitrariamente stabilito dalle Casse stesse per tamponare situazioni di deficit e non strumento che applichi il principio di equità come avviene se il prelievo viene stabilito per legge.

Si sa, la legge di Bilancio impone blocchi tagli e sacrifici sì, per molti ma non per tutti. Tra i molti come sempre ci sono..i molti pensionati dell’INPS(e ex INPDAP), la miniera anti deficit dello Stato.

2019-01-18T18:04:56+00:0017 Gennaio 2019|News|